{"id":707,"date":"2013-06-09T00:45:00","date_gmt":"2013-06-08T22:45:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.caimatera.it\/tfn\/2013\/06\/09\/sulla-via-dei-pellegrini\/"},"modified":"2021-01-05T18:07:26","modified_gmt":"2021-01-05T17:07:26","slug":"sulla-via-dei-pellegrini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.caimatera.it\/tfn\/2013\/06\/09\/sulla-via-dei-pellegrini\/","title":{"rendered":"Sulla via dei pellegrini"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">I pellegrini s\u2019incamminavano da Tursi per raggiungere Santa Maria d\u2019Anglona. Accadeva la prima domenica dopo la Pasqua, secondo un\u2019antica tradizione. Oggi il pellegrinaggio \u00e8 scomparso, ma quello stesso giorno la statua della Madonna, che ormai viaggia in macchina, viene prelevata e portata nella cattedrale di Tursi. Qui resta fino alla prima domenica di maggio, quando torna nuovamente al santuario.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>L\u2019escursione preparata da Enza e Saverio percorre proprio l\u2019antica via che a piedi portava i devoti ad Anglona. Naturalmente non potevamo non partire dal quartiere pi\u00f9 antico e caratteristico di Tursi: la Rabatana. Il nome \u2013 da Ribat, che in arabo significa borgo, luogo fortificato \u2013 \u00e8 un\u2019eredit\u00e0 della dominazione araba del X secolo, ma l\u2019insediamento gi\u00e0 esisteva, probabilmente fondato dai Goti.<\/p>\n<p>Dell\u2019antica torre resta solo il basamento, che ancora domina, collocato com\u2019\u00e8 sulla parte pi\u00f9 alta del paese, a circa 250 metri di quota. Da quass\u00f9 scrutiamo l\u2019orizzonte ad Est cercando di scorgere il santuario, meta del cammino che ci aspetta. Ma il cielo \u00e8 spazzato da un vento sporco di foschia, che limita la vista e scompiglia i capelli. Per fortuna il vento \u00e8 a nostro favore, cos\u00ec non dobbiamo faticare troppo, a parte l\u2019attenzione da prestare ai cappellini per non farli volare via. Ci fermiamo subito nella chiesa di Santa Maria Maggiore, l\u2019antica cattedrale di Tursi, nella cui cripta tutta affrescata di scene della storia di Maria \u00e8 conservato un presepe cinquecentesco in pietra di Altobello Persio, molto simile a quello pi\u00f9 famoso che lo stesso autore realizz\u00f2 a Matera. Scendendo per la \u201cpitrizze\u201d incontriamo una coppia di vecchi contadini con il loro asinello bianco, che ci sembrano arrivare dal passato. Sono molto cordiali, cos\u00ec ci fermiamo a parlare con loro e a scattare fotografie.<br \/>\nSuperiamo la via che si affaccia sul burrone; una volta era un ponte levatoio, ora parte del fossato \u00e8 stato riempito e la strada vi poggia sopra. Antonio Troiano, che ci guida, ci racconta che la Rabatana \u00e8 stata una fortezza inespugnabile. Parla con passione di questi luoghi e del percorso che ci accingiamo a fare e \u201cche ogni volta cambia a seconda delle condizioni meteo ed anche delle persone con cui ci si accompagna\u201d.<br \/>\nRaggiungiamo il convento di San Francesco, che versa in stato di abbandono, per ammirare da bella posizione il pittoresco panorama di Tursi e il circondario di roccia arenaria bucherellata di grotte, per poi discendere lungo una ripida strada fiancheggiata da uliveti, fin sul fondo della valle del Pescogrosso.<br \/>\nSiamo una ventina, lasciamo alle spalle il paese di Albino Pierro e seguiamo il corso del torrente ormai in secca, dagli argini completamente cementificati, lungo una viuzza sterrata laterale. A maggio la natura ci regala tante essenze profumate: ci accompagnano la liquirizia, il rosmarino, il finocchietto selvatico, le cicorie che stanno sfiorendo e l\u2019elicriso che sta per fiorire, persino qualche tardo asparago che spunta dai rovi e dalle macchie di lentisco.<br \/>\nAccogliamo come una benedizione un alberello di gelso: gustiamo avidamente i suoi dolcissimi frutti che non potrebbero avere un sapore pi\u00f9 buono di oggi su qualunque tavola imbandita. La raccolta delle radici di liquirizia veniva effettuata dai calabresi che si spingevano fin qui, ci racconta Antonio. Ad estate inoltrata, un mezzo meccanico arava il terreno lasciando scoperte le radici che potevano essere cos\u00ec facilmente raccolte.<br \/>\nFino agli anni Sessanta anche i bambini partecipavano alla raccolta: per le radici fasciate e gettate nei cassoni degli autocarri ricevevano un compenso a settimana di cinquemila lire. Fino alla fontana di mattoni rossi, al crocevia che porta da una parte al mare e dall\u2019altra verso l\u2019interno, se si esclude l\u2019attrazione per la rigogliosa vegetazione di maggio, il percorso a ridosso della strada asfaltata \u00e8 poco interessante. Siamo nella zona dei capannoni artigianali di Tursi, che abbandoniamo presto, dopo aver fatto rifornimento alla fontana dell\u2019acqua che arriva dal Frido. Lasciamo le sabbie di Tursi e ci addentriamo nel paesaggio selvaggio e spopolato dei calanchi, sorvegliato dall\u2019alto da qualche nibbio solitario. C\u2019\u00e8 da arrampicarsi un poco, tra le irregolarit\u00e0 dei calanchi. Superiamo un grande capannone dove un gregge di pecore si ripara dal sole. Poi attraversiamo soltanto terreni incolti, tra cespugli di sparto steppico e atriplice alimo. Enza mi invita ad assaggiare una foglia di questa pianta d\u2019un verde chiaro, decisamente salata. Si dava da mangiare agli asini durante i lunghi e faticosi tragitti, ma veniva data anche ai maiali, aggiungendola ai pastoni per insaporirli. E\u2019 cos\u00ec che durante le escursioni s\u2019imparano tante notizie su piante e altre cose del nostro territorio, osservando ed ascoltando dagli altri.<br \/>\nLa giornata, bench\u00e9 stemperata dal forte vento, \u00e8 calda e il percorso \u00e8 tutto allo scoperto. Siamo in ritardo dopo le tante pause e i rallentamenti iniziali. Il percorso \u00e8 bello, tra colline, qualche scarpata, piccoli stagni circondati da canne, le graminacee che ondeggiano meravigliosamente al vento. La ginestra in fiore e il pisello odoroso aggiungono all\u2019ambiente una bellezza che si veste di profumo e s\u2019infila nelle nostre narici. Le orchidee sono quasi tutte ormai secche, resta ancora qualche serapide tra i prati pi\u00f9 verdi e i cespugli di cisto. Antonio ci conduce in un luogo interno particolarmente assolato, tra le biancane desolate, da cui emergono numerosissime conchiglie fossili. Devono avere almeno un milione di anni. Restiamo attirati dal loro antico fascino marino, anche se \u00e8 difficile trovarne qualcuna completamente intera.<br \/>\nL\u2019ultimo tratto prima del boschetto dove ci fermeremo per il pranzo ci impegna parecchio: si sale ripidamente tra le forre, superando i ginepri e i lentischi, quando sono ormai gi\u00e0 le due del pomeriggio. Ci diamo da fare, incoraggiandoci l\u2019un l\u2019altro e dando una mano a chi ha bisogno di un po\u2019 d\u2019aiuto e cos\u00ec tutti arriviamo all\u2019ombra dei pini d\u2019Aleppo e dei cipressi dietro una cappella dedicata alla Madonna. Si vede che \u00e8 di recente fattura e accanto c\u2019\u00e8 la bella scultura in legno di un crocifisso, che scruta l\u2019ampia valle del Sinni.<br \/>\nTutto il percorso che segue \u00e8 sul crinale, a cavallo tra la valle dell\u2019Agri a sinistra e quella del Sinni a destra. Nonostante la foschia che aleggia ancora nell\u2019aria, il paesaggio \u00e8 splendido ed oltre i calanchi \u201ca lama di coltello\u201d si possono ammirare da un lato: i due abitati di Montalbano e di Pisticci, lo sperone roccioso di Tempa Petrolla e la citt\u00e0 fantasma di Craco, appollaiata su un cucuzzolo. Dall\u2019altra, si distinguono chiaramente Rotondella e il Monte Coppolo che sovrasta Valsinni. Posso solo immaginare l\u00e0 dietro, pi\u00f9 lontane, le alte montagne del Pollino.<br \/>\nIl nostro gruppo si allunga, sfilando tra le forre e i calanchi sull\u2019Agri ed i campi gi\u00e0 mietuti che digradano pi\u00f9 dolcemente sul Sinni. Ci ricompattiamo tra le balle cilindriche di fieno per la classica foto di gruppo, per poi riprendere il cammino quando siamo ormai sotto il santuario. Raggiunta la strada provinciale, alcuni preferiscono seguire pi\u00f9 comodamente il nastro d\u2019asfalto mentre insieme ad altri scelgo i terreni incolti che salgono a lato dei tornanti.<br \/>\nDa lontano osservo Maria e Nicola, con ammirazione, perch\u00e9 hanno sostenuto oggi una prova davvero impegnativa superando ogni difficolt\u00e0 ed ora assaporano la gioia di avercela fatta. Dopo l\u2019ultimo sperone di roccia, ormai solitario, scavalco il filo di ferro della recinzione e m\u2019incammino sulla spianata: dietro un campo di ulivi appare la chiesa con il suo campanile e il bellissimo protiro che si avvicina sempre di pi\u00f9 ed \u00e8 un invito ad entrare.<br \/>\nInvece non entriamo, la nostra prima preoccupazione \u00e8 di fiondarci sulla focaccia che qualcuno, con pensiero gentile, ha preparato per noi.<br \/>\nCi lanciamo cos\u00ec di corsa che non basta per tutti. In pochi minuti lo spirito del pellegrinaggio \u00e8 stato completamente dimenticato. D\u2019accordo che si tratta di un pellegrinaggio laico, ma abbiamo pur sempre seguito la suggestione della via dei tempi passati percorsa con devozione dalla gente di Tursi. I pellegrini sicuramente per prima cosa entravano in chiesa per salutare la Madonna e ringraziarla per aver concluso il viaggio.<br \/>\nQuanto allo spirito di condivisione, fortunatamente lo ritroviamo grazie a Chiara che tira fuori un morbida torta e ne offre a ciascuno un pezzo.<br \/>\nAnch\u2019io entro in chiesa solo molto pi\u00f9 tardi, dopo essermi con gli altri riposato e rinfrescato. Splendido \u00e8 il tempio che fu sede della cattedra vescovile di Anglona, citt\u00e0 medievale costruita sulle rovine della greca Pandosia. Anche Anglona scomparve, sotto la spinta dei Saraceni, come ci ha raccontato volenterosamente Saverio durante la pausa pranzo nella piccola pineta. Quando la linea di costa era pi\u00f9 alta, la chiesa, come la citt\u00e0, sorgeva una volta molto pi\u00f9 vicina al mare.<br \/>\nPenso a questo tempio impastato di mare: affonda le fondamenta nei terreni che si sono formati in fondo al mare e fu costruita prospiciente al mare.<br \/>\nAntonio ci dice che le formelle fittili che abbelliscono la muratura esterna dell\u2019abside furono cotte in un forno di cui sono stati trovati i resti a qualche centinaio di metri da qui. Poi ci accompagna all\u2019interno, in una cappella laterale che \u00e8 il corpo di fabbrica pi\u00f9 antico della struttura, risalente all\u2019Alto Medio Evo.<br \/>\nL\u2019escursione \u00e8 finita e il vento continua a soffiare forte, ma ora il cielo \u00e8 terso.<\/p>\n<p>Cosimo Buono<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I pellegrini s\u2019incamminavano da Tursi per raggiungere Santa Maria d\u2019Anglona. Accadeva la prima domenica dopo la Pasqua, secondo un\u2019antica tradizione. 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