{"id":419,"date":"2011-07-29T21:36:53","date_gmt":"2011-07-29T19:36:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.caimatera.it\/tfn\/2011\/07\/29\/quattro-passi-tra-natura-e-matematica\/"},"modified":"2021-01-05T19:19:46","modified_gmt":"2021-01-05T18:19:46","slug":"quattro-passi-tra-natura-e-matematica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.caimatera.it\/tfn\/2011\/07\/29\/quattro-passi-tra-natura-e-matematica\/","title":{"rendered":"Quattro passi, tra natura e matematica"},"content":{"rendered":"<div align=\"justify\">Natura e Matematica \u00e8 un binomio inconsueto, per molti strano. Eppure per qualcuno \u201cpittoresco\u201d\u2026<\/div>\n<p><!--more--><\/p>\n<div align=\"justify\">Ore 8.15 di Gioved\u00ec 14 Luglio 2011: un gruppo ristretto di sette trekker, gli intrepidi, parte per una nuova avventura, un nuovo assalto (non alla Bastiglia). Tra loro ci sono anch\u2019io. In realt\u00e0 il numero sarebbe dovuto essere maggiore, per la precisione dieci, ma le incertezze delle condizioni meteorologiche scoraggiano qualcuno che nel frattempo ha cambiato idea e preferisce seguire un percorso pi\u00f9 tranquillo. Nonostante le previsioni meteo non favorevoli, decidiamo comunque di andare e sfidare il tempo atmosferico. Anche a me \u00e8 balenato qualche dubbio sull\u2019opportunit\u00e0 di seguire il programma stabilito il giorno prima. Tuttavia, il desiderio di esplorare nuove realt\u00e0, percorrere nuovi sentieri, anche difficoltosi come quello attrezzato del passo delle Scalette, \u00e8 troppo forte, non mi ferma e, dunque, sono decisa ad andare fino in fondo, ovviamente finch\u00e9 le condizioni lo permetteranno.<\/div>\n<div align=\"justify\">L\u2019itinerario scelto prevede di fare \u201cquattro passi\u201d. Detta cos\u00ec, sembrerebbe un\u2019escursione da poco, ma in realt\u00e0 significa raggiungere e attraversare quattro passi alpini, nell\u2019ordine: il gi\u00e0 citato Passo delle Scalette, quello di Laussa, quello di Antermoia e il Principe.<\/div>\n<div align=\"justify\">Da Vigo con la funivia raggiungiamo Ciampedie e, successivamente, seguendo un agevole sentiero nel bosco, il rifugio Gardeccia. Da qui proseguiamo verso la nostra prima meta. Il tragitto non presenta particolari difficolt\u00e0, nonostante una parte sia sulla pietraia e occorre fare molta attenzione per evitare di scivolare. Camminiamo sostanzialmente tranquilli, anche se il nostro sguardo \u00e8 diviso tra cielo e terra: un occhio controlla il percorso ed il terreno, l\u2019altro scruta il cielo nella speranza che i nuvoloni sopra di noi si sparpaglino o si allontanino.<\/div>\n<div align=\"justify\">Dopo una secca svolta a sinistra, ci ritroviamo di fronte alla rampa che porta al primo passo. \u00c8 una salita da affrontare a quattro zampe, mani e piedi. La fatica e l\u2019affanno si fanno sentire, per\u00f2 imparo presto a convivere con essi, per cui, superata la fase d\u2019adattamento, riesco ad affrontare la salita con uno spirito diverso, ad apprezzare e godere di pi\u00f9 la passeggiata in corso. Pu\u00f2 sembrare strano, ma ad un certo punto provo gusto ad arrampicarmi ed il disagio diventa divertimento: \u00e8 una bella sensazione muoversi a quattro zampe come gli animali o come i bambini piccoli prima di imparare a camminare. In effetti \u00e8 come tornare bambini, quando ci si arrampicava dappertutto, in particolare sugli alberi.<\/div>\n<div align=\"justify\">Dal momento che ci aspettano 500-600 m di dislivello su un tratto impegnativo, sono d\u2019obbligo ripetute pause, non solo per rifiatare, ma soprattutto per ammirare il panorama. Di fronte a noi c\u2019\u00e8 la meravigliosa Val de Vajolet, sovrastata da un cielo in continua trasformazione, con nuvole molto volubili e mobili, dalla forme pi\u00f9 strane che coprono e scoprono il cielo, alcune che salgono dal basso. Mentre camminiamo su roccia pura senza vegetazione, di fronte, invece, c\u2019\u00e8 il verde della vallata e del suo bosco.<\/div>\n<div align=\"justify\">Verso la fine della salita, incontriamo il tratto attrezzato con corde d\u2019acciaio, maniglie e altri punti d\u2019appoggio che agevolano il nostro prosieguo. Poca cosa, ma \u00e8 meglio di niente.<\/div>\n<div align=\"justify\">Finalmente giungiamo al nostro primo traguardo. A me sembra di non aver impiegato molto, che il tempo sia quasi volato e che con esso anche noi fino in cima.<\/div>\n<div align=\"justify\">Purtroppo qualche secondo dopo il nostro arrivo al Passo delle Scalette (2416 m), le condizioni atmosferiche che finora ci hanno graziato, non reggono pi\u00f9 e incomincia a piovere. Neanche il tempo di gioire e gustare la meta appena raggiunta (la pi\u00f9 difficile), e dobbiamo attrezzarci per continuare sotto la pioggia. C\u2019\u00e8 chi apre semplicemente il proprio ombrello-bastone, chi indossa la giacca a vento e copre lo zaino, che indossa la mantella impermeabile sopra lo zaino da assomigliare ad un dromedario, chi indossa la mantella sotto lo zaino per avere pi\u00f9 libert\u00e0 di movimento (come me): ognuno in maniera differente provvede ad equipaggiarsi come pu\u00f2 per ripararsi dall\u2019acqua che scende gi\u00f9.<\/div>\n<div align=\"justify\">Abbigliati in modo adeguato, riprendiamo il cammino, che prevede un breve tratto pianeggiante lungo la Val de Laussa e poi un altro in salita per circa 300 m di dislivello per raggiungere il secondo passo, quello di Laussa (2711m). Anche per questa ascesa dobbiamo fare uso di tutti gli arti a nostra disposizione, inferiori e superiori.<\/div>\n<div align=\"justify\">La pioggia, per\u00f2, si fa pi\u00f9 insistente e per continuare a salire servono pi\u00f9 attenzione e concentrazione perch\u00e9 il rischio di cadere \u00e8 maggiore, dal momento che la roccia ed il terreno bagnati sono molto scivolosi. Ovviamente mi diverto meno di prima, ma non desisto e sono ancora convinta di voler proseguire.<\/div>\n<div align=\"justify\">Il cattivo tempo, comunque, ci costringe ad apportare una variazione al programma, per cui dal Pas de Laussa, anzich\u00e9 procedere verso quello di Antermoia, deviamo verso il laghetto di Antermoia per raggiungere il pi\u00f9 vicino rifugio, quello di Antermoia (2497 m).<\/div>\n<div align=\"justify\">Come la pioggia aumenta la propria cadenza, cos\u00ec anche il nostro ritmo diventa pi\u00f9 veloce e, in un batter di ciglio, giungiamo presso la baita, finalmente all\u2019asciutto. Ormai sono bagnata come un pulcino da capo a piedi, perch\u00e9, nel frattempo, alla mantella, a causa della sua ridotta praticit\u00e0 in situazioni simili e limitata libert\u00e0 di movimento che comporta, ho sostituito la giacca a vento che, per\u00f2, mi ripara solo la parte superiore del corpo, mentre i pantaloni si sono inzuppati. Dentro il rifugio cerco di asciugarmi il pi\u00f9 possibile e di ricaricare le batterie. Oltre al solito panino, mi aspettano una buona panna cotta con i frutti di bosco che sono una delizia e un caff\u00e8 nero bollente per riscaldarmi.<\/div>\n<div align=\"justify\">Dopo la breve pausa pranzo, zaini in spalla ripartiamo. Anzi no. \u00c8 d\u2019obbligo la rituale foto di gruppo, davanti al lago (direi conchetta) di Antermoia.<\/div>\n<div align=\"justify\">Pensando che la pioggia abbia cessato di cadere, riprendiamo il cammino senza protezioni, ma dobbiamo ricrederci e riequipaggiarci in versione pioggia. Per fortuna, dopo qualche minuto, riusciamo definitivamente a riporre nello zaino giacche, pile, mantelle, ombrelli e copri-zaini e raggiungere il nostro terzo passo: il Pas de Dona (2516 m), diventato l\u2019ultimo. Con la variazione di percorso, infatti, i valichi si sono ridotti a tre, ma a nessuno ci\u00f2 importa e iniziamo, cos\u00ec, la nostra lunga discesa verso la localit\u00e0 Mazzin (1372 m), termine della nostra escursione.<\/div>\n<div align=\"justify\">Liberatici della preoccupazione pioggia (ormai \u201c\u00e8 scampato\u201d), ci liberiamo anche della roccia e delle montagne lasciandole alle spalle, per immergerci in una lussureggiante vallata: la \u201cVal de Udai\u201d, il cui intenso colore verde contrasta fortemente con quello della roccia. Alla vista di questo panorama ci rinfranchiamo e risolleviamo lo spirito dopo la fatica e la pioggia della mattinata. La discesa \u00e8 ampia e, soprattutto, dolce, per cui \u00e8 molto piacevole andar gi\u00f9.<\/div>\n<div align=\"justify\">Ad un certo punto, sulla distesa verde, si intravede una macchia di colore marrone chiaro: non \u00e8 terreno, perch\u00e9 si muove. \u00c8 un essere vivente, finalmente! \u00c8 una marmotta! E non \u00e8 l\u2019unica. Girando lo sguardo intorno, ci accorgiamo che nella distesa davanti a noi ce ne sono tante e comincia cos\u00ec la\u201dcaccia alla marmotta\u201c, o meglio tentiamo di avvicinarci cautamente a questi esserini per vederli pi\u00f9 da vicino e, ovviamente, per ottenere un bel ricordo fotografico. Incontri cos\u00ec ravvicinati in passato non ne ho avuto: l\u2019anno scorso vidi alcuni esemplari nei pressi di Col Rodella, ma ad una decina di metri di distanza. Oggi, invece, \u00e8 diverso: posso vedere le marmotte a pochi passi da me ed \u00e8 un vero piacere. Sono animali piuttosto curiosi e simpatici: dritti sulle loro zampine posteriori a guardia delle loro tane, osservano tutto intorno per avvistare eventuali pericoli e, all\u2019occorrenza, in un baleno si infilano al riparo. Sarebbe bello avvicinarsi al punto da toccarle e accarezzarle. L\u2019impresa \u00e8, purtroppo, impossibile, per cui mi devo accontentarmi di osservarle graziosamente e di fotografarle. Poich\u00e9 il prato \u00e8 pieno, come tante sono le buche delle loro tane, Cosimo ribattezza la valle come \u201cla Valle delle Marmotte\u201d.<\/div>\n<div align=\"justify\">Questi inaspettati e improvvisi incontri, mi hanno veramente rinfrancato, ripagandomi con interesse degli inconvenienti delle ore precedenti: ho letteralmente messo alle spalle e dimenticato il brutto tempo mattutino e mi sento pi\u00f9 leggera e pi\u00f9 fresca, come se la giornata e l\u2019escursione comincino proprio adesso. Scendo gi\u00f9 molto agilmente e ad un tratto il prato delle marmotte lascia spazio al bosco, costeggiando un ruscello, il\u201dRuf de Udai\u201d, che arriva fino a Mazzin. Camminare lungo un torrente \u00e8 fantastico: se potessi passeggerei al suo fianco ad occhi chiusi. Non potendolo fare, proseguo sospinta dal fragore dell\u2019acqua che scende a saltelli in piccole cascate e tale suono mi accompagna come un sottofondo musicale, allieta la mia discesa che nel frattempo si \u00e8 fatta pi\u00f9 ripida e scivolosa. Mi sento sollevata e spinta gi\u00f9 da questo soave suono che mi avvolge, coprendo tutti gli altri.<\/div>\n<div align=\"justify\">Tra una cascatella e l\u2019altra, un ponte di legno e l\u2019altro, da una sponda all\u2019altra, ad un certo punto mi ritrovo davanti ad una grotta. Nell\u2019avvicinarmi mi accorgo che piove, per\u00f2 l\u2019acqua non proviene dal cielo ma dalla roccia sovrastante: ci si pu\u00f2 tranquillamente fare una fresca doccia naturale.<\/div>\n<div align=\"justify\">Una volta entrata al suo interno, della vernice rossa e celeste attira la mia attenzione, ma con un senso di ribrezzo perch\u00e9 anche in uno sperduto angolo di paradiso non \u00e8 tollerabile che qualcuno imbratti le pareti. Questa prima sensazione di disgusto dovuta ad un\u2019affrettata occhiata, va pian piano scemando perch\u00e9 lo sguardo entra pi\u00f9 in profondit\u00e0 per decifrare l\u2019imbrattatura ed il suo contenuto. E qui la mia mente si apre a 360 gradi e si illumina d\u2019immenso. Quella \u201cpittura\u201dnon \u00e8 informe o insignificante: \u00e8 una formula matematica, anzi la formula matematica per eccellenza, elaborata dal matematico svizzero Leonhard Euler: eip+1=0.<\/div>\n<div align=\"justify\">Molti non la conoscono perch\u00e9 nel corso degli studi scolastici la si incontra a livelli superiori (generalmente universitari) e quindi difficilmente possono apprezzarne il valore. Da alcuni studiosi \u00e8 stata definita \u201cla pi\u00f9 bella formula matematica\u201d che sia stata mai concepita. \u00c8 l\u2019estrema sintesi dell\u2019algebra perch\u00e9 contiene: a) i cinque pi\u00f9 importanti numeri o costanti, vale a dire lo 0 e l\u20191 (i primi due numeri naturali dai quali si generano tutti gli altri), l\u2019unit\u00e0 immaginaria i (introdotta per la creazione dei numeri complessi), il p (che indica il rapporto costante tra una circonferenza ed il suo diametro) e la costante di Euler utilizzata per la definizione dei logaritmi naturali; b) le tre operazioni algebriche fondamentali, ovvero l\u2019addizione (+), la moltiplicazione () e l\u2019elevamento a potenza; c) infine la principale relazione stabilita tra i numeri, ossia l\u2019uguaglianza (=). Dunque in soli 7 simboli \u00e8 racchiusa tutta l\u2019algebra elementare. Pu\u00f2 sembrare strano parlare di bellezza in Matematica, ma non \u00e8 cos\u00ec. Abbiamo di fronte un raro esempio di sintesi pi\u00f9 estrema, spinta al massimo, difficilmente riscontrabile. Ed \u00e8 in questo che consiste la sua bellezza, pensando oltretutto agli sforzi necessari per ottenerla, alle capacit\u00e0 d\u2019astrazione e di sintesi richieste, ma anche alle doti di creativit\u00e0 ed immaginazione che sono alle loro spalle.<\/div>\n<div align=\"justify\">A primo acchito la sorpresa e lo stupore di questa presenza particolarissima sono tali da bloccare ogni mia altra forma di pensiero e dunque rimango immobile. Passato lo shock iniziale, riprendo il cammino e immediatamente si insinuano nella mia mente dubbi e domande: perch\u00e9 qualcuno ha scritto quella formula sulla parete della grotta? Perch\u00e9 proprio in quella grotta? Perch\u00e9 proprio in quella vallata poco frequentata? Perch\u00e9 proprio quella formula? Cosa ha spinto qualcuno (e chi?) ad esporre quella formula in quel contesto ambientale? Quale legame c\u2019\u00e8 o ci pu\u00f2 essere tra la formula e le grotta? E tra la Matematica e la Natura?<\/div>\n<div align=\"justify\">Mentre continuo a scendere, la mia mente \u00e8 occupata a cercare risposte a tali interrogativi. L\u2019autore ignoto non ha lasciato tracce n\u00e9 indizi per capire, per cui questi quesiti rimarranno insoluti, anche se \u00e8 possibile azzardare delle ipotesi.<\/div>\n<div align=\"justify\">Ci\u00f2 che mi viene immediatamente in mente \u00e8 provare ad individuare analogie tra i due elementi, mettendoli confronto. Ma non \u00e8 facile ed immediato.<\/div>\n<div align=\"justify\">Immersa in questi pensieri ed operazioni, la natura mi richiama e mi scuote, proponendomi un\u2019altra delle sue meraviglie: una cascata alta circa 100 m. Non \u00e8 grande e non ha un\u2019elevata portata, ma \u00e8 alta, altissima. \u00c8 stupenda! Mi viene d\u2019istinto la tentazione di mettermi sotto e lasciarmi bagnare dalla nuvoletta d\u2019acqua nebulizzata che la cascata offre al termine della sua discesa. \u00c8 troppo bella per non rimanere estasiati e incantati, motivo per cui io e gli altri indugiano ai suoi piedi, anche per scattare delle foto. Si riprende il percorso e con esso mi tornano in mente i perch\u00e9, ma con intensit\u00e0 inferiore: lo spettacolo della natura mi tiene occupata con sensazioni e percezioni particolari. I miei quesiti si assopiscono mentre continuo a scendere guidata dalla dolce melodia del ruscello e non mi accorgo che ormai sono giunta in fondo alla discesa, nel paese di Mazzin dove, presso la fermata dell\u2019autobus, ritrovo tutti i compagni di viaggio, un po\u2019 stanchi come me ma soddisfatti. Dopo circa mezz\u2019ora di attesa, finalmente arriva la corriera che ci riporter\u00e0 in albergo. L\u2019escursione \u00e8 ormai terminata, ma dentro di me \u00e8 rimasto il tarlo del dubbio, il rebus da sciogliere. Nelle ore successive, durante le notti e i giorni a venire sicuramente continuer\u00f2 a pensarci fino ad arrivare ad una personalissima opinione. Non ho la pretesa di avere la soluzione n\u00e9 la risposta: nessuno me la potr\u00e0 fornire se non l\u2019autore stesso, ma ritengo estremamente improbabile che ci\u00f2 possa accadere. In ogni caso quella scritta ha lasciato il segno, lo stupore e la curiosit\u00e0.<\/div>\n<div align=\"justify\">&nbsp;<\/div>\n<div align=\"justify\">P.S. Anche a distanza di giorni, continuo a rifletterci, a cercare una spiegazione.<\/div>\n<div align=\"justify\">Per il momento, l\u2019unica caratteristica che, personalmente ritengo, accomuna la vallata e la formula, oltre alla loro limitata notoriet\u00e0, \u00e8 l\u2019elevato fascino che destano: da un lato un\u2019incantevole e sorprendente vallata e dall\u2019altro una straordinaria e stupefacente formula matematica. E scusate se \u00e8 poco.<\/div>\n<div align=\"justify\">&nbsp;<\/div>\n<div align=\"justify\">Angela Paolicelli<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Natura e Matematica \u00e8 un binomio inconsueto, per molti strano. 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